studiocecchi.com

Internet e diffamazione

Home
Blog
Approfondimenti
NovitÓ legislative
Giurisprudenza
Osservatorio normativo
Diritto dei media
Internet e diritto
Pubblicazioni
Ricerca
Contatti
Links

In tema di competenza per territorio nei casi di diffamazione via Internet , attesa la difficoltà di utilizzare criteri oggettivi unici, individuati secondo le regole generali dettate dagli art. 8 e 9, comma 2, c.p.p., come quelli di prima pubblicazione, di immissione della notizia nella rete, di accesso del primo visitatore, di collocazione del server, il giudice compentente potrà essere individuato ai sensi dell'art. 9, comma 2, c.p.p. che lo indica in quello della residenza, della dimora o del domicilio dell'imputato. - Cassazione penale  sez. I, 15 marzo 2011, n. 16307 -

*

La pubblicazione all'interno di una testata telematica di un articolo diffamatorio danneggia la persona offesa in modo più incisivo e grave di quanto normalmente avvenga attraverso una pubblicazione cartacea o, perfino, televisiva; tali tipi di pubblicazione sono infatti destinati, per loro natura, adessere accantonati, dopo un certo tempo, dall'utente delle notizie e dunque hanno un diverso potenziale dannoso, laddove, invece, la permanenza in rete rende sempre fruibile la notizia e perpetua ed aggrava il danno. - Tribunale  Trani, 24 novembre 2009 -

*

Ai fini della individuazione del giudice territorialmente competente per un'azione di risarcimento danni, il "locus commissi delicti", quale luogo ove l'obbligazione risarcitoria sorge ex art. 20 c.p.c. è quello ove si produce il danno che è conseguenza del fatto lesivo ed in assenza del quale il fatto lesivo medesimo non può dar luogo ad una pretesa risarcitoria. In caso di diffamazione commessa tramite un mezzo di comunicazione di massa, "locus commissi delicti" deve essere considerato non lo studio televisivo nel quale si realizza il programma o lo stabilimento ove si stampa la pubblicazione o il "server internet" su cui viene "caricato" il sito contenente la notizia diffamatoria - luoghi che costituiscono unicamente il luogo ove si consuma l'illecita lesione del diritto alla reputazione - bensì il domicilio, quale sede principale degli affari e degli interessi del danneggiato e quindi luogo in cui presumibilmente si verificano gli effetti dannosi negativi, patrimoniali e non dell'offesa alla reputazione. - Cass. civ. Sez. Unite Ord., 13-10-2009, n. 21661 -

*

Rilevanza sociale, verità obiettiva e continenza esigono rispetto anche da chi diffonde via internet una notizia pur non essendo giornalista; solo l’esistenza di tali presupposti, infatti, attribuisce efficacia scriminante ai diritti di cronaca e critica da chiunque e con qualsiasi mezzo esercitati (nella specie, la Cassazione ha annullato con rinvio, sia pur ai soli fini civili, un verdetto d’appello che aveva assolto una donna dal delitto di diffamazione aggravata in danno di un’importante azienda chimica per aver pubblicato su un sito ambientale il contenuto di una denuncia da lei presentata all’autorità giudiziaria nei confronti della predetta società; per la Corte, infatti, il giudice di secondo grado avrebbe dovuto accertare se l’imputata - nell’immettere la notizia “in rete” – aveva rispettato i parametri elaborati dalla giurisprudenza per mettere al riparo dalla perseguibilità chi fa informazione anche in maniera critica).- Cassazione penale  sez. V, 01 luglio 2008,  n. 31392 -

*

La diffamazione tramite internet costituisce un'ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'art. 595, comma 3, c.p., in quanto commessa con altro (rispetto alla stampa) mezzo di pubblicità. Del resto, essendo internet un potente mezzo di diffusione di notizie, immagini ed idee (almeno quanto la stampa, la radio e la televisione), anche attraverso tale strumento di comunicazione si estrinseca il diritto di esprimere le proprie opinioni, tutelato dall'art. 21 cost., che, per essere legittimo, deve essere esercitato rispettando le condizioni e i limiti dei diritti di cronaca e di critica. - Cassazione penale  sez. V, 01 luglio 2008, n. 31392 -

*

L'immissione via internet del contenuto di una denunzia presentata nei confronti di una società e relativa a scarico di cancerogeni nelle acque di un lago costituisce manifestazione del diritto di cronaca e anche di critica che spetta, ex art. 21 cost., ad ogni individuo "uti civis" e non solo ai giornalisti o a chi svolge professionalmente attività di informazione, e che è tuttavia sottoposto all'osservanza di limiti, rappresentati dalla rilevanza sociale dell'argomento, dalla verità obbiettiva dei fatti riferiti e dal rispetto della continenza nelle espressioni utilizzate, che va accertata dal giudice di merito. (In applicazione di tale principio la S.C. ha censurato la decisione del giudice di appello il quale ha escluso, in riforma della sentenza di primo grado, l'esistenza del reato di diffamazione , omettendo - ancorché la persona del denunziante coincidesse con quella del diffusore della notizia, la quale non consisteva nella mera comunicazione della esistenza di una denunzia ma nella esplicitazione del contenuto e degli elementi fattuali portati a sostegno di essa - di accertare la rispondenza al vero dei fatti denunziati e di fornire al riguardo adeguata motivazione) - Cassazione penale  sez. V 01 luglio 2008 n. 3139 -

*

Ai fini dell'integrazione del delitto di diffamazione (art. 595 c.p.), si deve presumere la sussistenza del requisito della comunicazione con più persone qualora il messaggio diffamatorio sia inserito in un sito internet per sua natura destinato ad essere normalmente visitato in tempi assai ravvicinati da un numero indeterminato di soggetti, quale è il caso del giornale telematico, analogamente a quanto si presume nel caso di un tradizionale giornale a stampa, nulla rilevando l'astratta e teorica possibilità che esso non sia acquistato e letto da alcuno - Cassazione penale  sez. V, 04 aprile 2008, n. 16262 -